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Ho fatto la conserva di pomodoro con mia madre per un giorno e ho capito che le cose buone te le devi sudare.

Come sapete tutti la pandemia che ci ha colpito, in un modo o nell’altro, ci ha scombinato la life. Ma questo lo sapete tutti e non c’è bisogno di ripeterlo all’infinito. Parlo per me, ma penso di parlare a nome dell’umanità: di tutto quello che avevo programmato non è andato in porto nulla, ma non tutto il male viene per nuocere, almeno così dicono.

A me per esempio mi ha costretto a tornare nel mio paese d’origine e vivere per più di quattro, e dico quattro MESI, con miei genitori. Non potendo fare nulla sono tornata all’ovile, perché stare in giro per il mondo non mi sembrava assolutamente il caso.

Tornare a casa per così tanto tempo è stato un po’ strano, l’idea mi spaventava parecchio, ma ho deciso di prendere la cosa con filosofia. Quindi tra una meditazione in giardino al mattino al sapore di nduja e caffè per mettermi in pace con il mondo e un bel piatto di verdure a KM -1 le mie giornate passavano lentamente, ma molto lentamente.

In un bel giorno di sole mia mamma con il suo fare veemente da tipica donna del Sud decise di interrompere la mia pace interiore annunciandomi: “Domani scordati sta meditazione, sveglia alle 6 che facciamo un quintale di pomodoro e ho bisogno di aiuto”

Desideravo che in quell’istante si aprisse una voragine, che potesse risucchiarmi e portarmi in uno spazio temporale lontano da lì. Non avendo il mantello dell’invisibilità e non potendo fare e dire altro ho detto: “Sì certo, domani svegliami!”

Dovete sapere che la cultura della salsa di pomodoro nella mia famiglia è un’istituzione, come in quasi tutte le famiglie del Suddè.Ho visto nonne, mamme, zie, nipoti, cugini di quarta e ultima generazione tutti riuniti nel nome della salsa di pomodoro. Quindi se prima si poteva contare su una forza lavoro di 6 7 persone adesso a fare quel lavoro eravamo io e mia madre. Potete capire la fatica.

Per farvi capire di cosa parlo allego foto

Era il lontano giugno del 2020, la sveglia era puntata per le 5 e 30, perché come dice mia nonna: la mattinata fa la giornata. Vallo a spiegare tu a mia madre che la sera prima avevo fatto le 3 guardando tutta la stagione della TATA. Dopo precisamente 3 ore e mezza di sonno, suona la sveglia. Avrei voluto prenderla e sbatterla al muro, ma non potevo; quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare.

Quindi mi alzo dal letto e decido di affrontare questa sfida. Vado in cucina e trovo ad aspettarmi mia madre, che con caffè e orologio puntato esordisce: “SBRIGATI CHE SIAMO IN RITARDO”. 

Con la pressione addosso, che manco dovessi affrontare il colloquio per la NASA, mi preparo in un batti baleno, indosso una tuta di quando avevo 14 anni conservata gelosamente da mia madre e via pronti. Immaginate in sottofondo la canzone di Rocky Balboa, ecco io ero un po’come Rocky che doveva affrontare il grande duello della life.  

Scendo e vedo la postazione già pronta, mia mamma si era svegliata prima, per prima intendo alle 4, per sistemare tutto: c’erano due sedie e una bacinella. Diciamo che la location non ti invogliava di certo a lavurar. Quando sei piccolo tutto ti sembra un gioco, e tutto sembra divertente ma lì non c’era niente di divertente, si doveva lavorare.

Quindi dopo aver ispezionato e scrutato il mondo intorno a me, prego che il Dio delle Salsa me la mandi buona e inizio.

Prima fase: la cernita del pomodoro. Dal nome potete capire in cosa consiste: in pratica dovevamo guardare ogni singolo pomodoro per controllare che fosse buono, perfetto e senza spaccature.È facile quando devi sceglierne due o tre per mangiare, non quando devi controllare un quintale –  non è un modo di dire – un vero quintale di pomodoro.

Seconda fase: il lavaggio.

Il lavaggio è propriamente il lavaggio. Si lavano i pomodori scelti precedentemente e si controllano MANIACALMENTE di nuovo.

Terza fase: premettiamo che già alla prima fase ero al 4 caffè ed ero sfinita.In questa fase si entra proprio nel vivo: si tagliano in due i pomodori e si mettono in una grande pentola, che noi chiamiamo coddara.

Facciamo una pausa perché noi realmente abbiamo fatto una pausa per mangiare. Se pensate che queste operazioni durano un’ora o due, vi sbagliate di grosso. Sono operazioni veloci ma per la quantità di pomodori da utilizzare durano un sacco. Quindi dopo una veloce e rigorosa pasta al sugo, precisamente 100g perché si deve stare leggeri, un caffè e via di nuovo a lavorare.

Passiamo alle fase 4: siamo nel pieno del processo produttivo, nella tabella di marcia on time, la stanchezza iniziava a farsi sentire ma non potevo mollare, non mi era permesso. La fase quattro è la fase dove si decide il destino della salsa.Si tratta della fase di cottura, dove devi stare continuamente attenta e girare, girare, perché i pomodori rischiano di attaccarsi sotto e poi sacrilegio dei sacrilegi si bruciano. Se (il fondo) si brucia poi c’è la maledizione della salsa, che rimarrà nei secoli dei secoli. Questa fase dura un po’, e bisogna darsi i cambi per girare, roba che ho fatto palestra più quel giorno che in tutta la mia life.

Dopo averlo cotto bene, bisogna macinarlo.

È qui che entriamo nella 5 fase: questa è la più DANGEROUS.

Perché il pomodoro bollito è lava, sta di fatto che bisogna prendere il pomodoro nella pentola e trasferirlo nell’apposita macchina che macina, che noi ci trasciniamo da generazioni. Dopo questa operazione da ustione di decimo grado, bisogna prenderlo dalla pentola e trasferirlo nell’apposita macchina che macina. Essendo io ancora inesperta inserivo il contenuto nella macchina e mia madre manovrava quell’attrezzo del demonio. È un processo così veloce che devi fare tutto subito, non hai tempo di pensare a nulla. Devi fare non hai tempo di perderti nei meandri della tua mente.

6 ed ultima fase (almeno lo credevo, ahimè): travasare il contenuto nelle bottiglie. Si tratta di un’operazione chirurgica, perché non devono cadere né bottiglia né sugo.

Ecco l’ultima bottiglia, la vedo, la studio e penso alla fine,io pensavo. La riempio con precisione, la chiudo ed esulto come se avessi vinto la medaglia d’oro per il salto in lungo. Ecco, la mia gioia però viene interrotta da mia madre che dice “che cosa gridi che ci sentono i vicini, vieni ad aiutarmi a mettere le bottiglie nella pentola. Sì, perché dovete sapere che una volta chiuse queste devono bollire tipo 40 minuti per la conservazione. Cosa possono essere 40 minuti quando ho lavorato per 12 ore senza freno.

Mi siedo per un attimo di riposo, ma sento chiamare il mio nome da lontano.In quel momento avrei preferito essere Dumbo, il mio cane. Mia madre dice “Alzati che dobbiamo pulire!” Beh avete presente una scena di guerra, dove c’è il sangue per terra e tutto è in disordine. Beh non eravamo in guerra ma la situazione era un po’ fuori controllo. Pentole, pomodori schiacciati, macchie di sugo.

Decido di non perdere il controllo, la calma è la virtù dei forti, dicono.Io non ho pazienza e calma, sbarello subito, però la meditazione dei giorni precedenti mi ha aiutato. Faccio un respiro profondo.

Dopo aver pulito anche il soffitto pensavo che mia madre mi volesse punire ancora con altre attività. Dalla sua bocca esce “ Abbiamo finito. Vai a farti la doccia, che stasera mangiamo pasta e con il sugo fresco”. Io avrei voluto solo dormire, era solo quello che desideravo. Salgo in camera come se avessi combattuto la guerra, in realtà avevo affrontato una bella sfida, ero stanca ma felice.

Come dico sempre le cose buone le devi pagare, a volte anche care.

La domanda che mi pongo sempre ma ne vale la pena? Ed è una domanda che pongo anche a voi, ne vale la pena?

Io ho provato a dare una risposta, per me sì che ne vale la pena.

Ne vale la pena perché tutto questo rappresenta la mia tradizione e la mia storia. Se sono quella che sono è anche per questo. È per la salsa di pomodoro, per la nduja, per la mia terra.

Quindi sì, lo farò di nuovo, ma non un quintale. Questo è poco ma sicuro.

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