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Stare sul divano è diventato il new uscire.

Negli ultimi tre mesi ho incontrato più gente virtualmente che in carne e ossa in tutta la mia vita. Dovendo stare in casa per due mesi, mi ero creata una mia routine. Passavo le mie giornate sempre in compagnia di qualche mezzo per restare connessa. Penso di aver sentito anche l’ultimo parente dell’albero genealogico, il figlio del figlio del cugino di mia madre.  

La mia vita sociale andava a gonfie vele:  aperitivi con vecchi e nuovi amici, feste di lauree virtuali, svariate lezioni di yoga, webinar e meeting virtuali su disparati argomenti. Diciamo che la mie giornate passavano abbastanza velocemente. La socialità dalle strade si era trasferita su internet. Chiunque faceva videochiamate con chiunque: le conversazioni trattavano e trattano sempre sullo stesso argomento: il covid-19. Tutti eravamo diventati un pò esperti di qualsiasi cosa, tutti assorti nello stesso disagio, macinavamo teorie e pensieri, chi più chi meno aveva sempre qualcosa da dire e fare.  

Nelle milioni di videochiamate e chiamate che ho dovuto e voluto fare, riconosco, ahimè, di aver incontrato il pessimista, il complottista, il virologo, l’economista, il fiducioso, l’ansioso, il a-me-non-ne-me-frega, la bimba di Conte, il ginnico, il moralista, quello sempre impegnato, l’annoiato, lo chef, quello che la prende con filosofia, l’apatico, il sociopatico e infine il procastinatore. Ognuno di noi si può riconoscere in queste diverse personalità, perché diciamolo ognuno di noi ha dato il peggio di se stesso chiuso nelle quattro mura di casa sua. 

La casa è da sempre il posto più sicuro dove rifuggiarsi e stare al sicuro, ma diciamolo due mesi è stato abbastanza. Il nostro mondo si è improvvisamente scaraventato nel nostro soggiorno, of course, per chi lo possiede un soggiorno, sta di fatto che abbiamo vissuto in simbiosi con telefoni e computer. Sempre connessi. 

A questo proposito il mondo della cultura si è mobilitato per intrattenerci e allietarci nelle monotone e noiose giornate. L’unico modo per evadere dalla triste realtà era quello di catupultarsi in altre. Numerose infatti sono state le iniziative. A partire dai musei che hanno offerto numerosi contenuti streaming: mostre, talking con artisti e performer, visite guidate virtuali. Pensate che nelle notti insonni per trovare la mia pace facevo un bel giretto nella cappella Sistina, e rimanevo a guardare il Giudizio Universale comodamente seduta sul mio ultra soffice ed ergonomico divano Ikea. L’idea di poter girare il mondo stando comodamente seduto non mi è mai presa bene, io preferisco camminare, girovagare e scoprire le cose. Ma quando non puoi, non puoi e devi accontentarti. 

L’internet era diventata la mia “piazza” digitale, non potendo andare fisicamente in giro per negozi, musei, strade, città ci sono andata virtualmente. 

Ho visitato gli Uffizi di Firenze per poi passare alla collezione del Guggenheim di Venezia, sono stata in giro nei vicoli di Parigi, ho letto libri di arte moderna conservati al Met, ho visto il Barbiere di Siviglia a teatro e sono passata poi a fare anche shopping. Ripeto e confermo: tutto questo dal divano, letto, sedia di casa mia. L’unico spostamento che ho fatto è per arrivare alla dispensa 

Avessi dovuto farlo realmente tutto ciò, forse ci sarebbero voluti anni e mesi. Io ho fatto tutto ciò in paio d’ore. Lo so, non è la stessa cosa, la tecnologia diciamo serve a questo, migliorare le condizioni di vita. Dieci anni fa, nessuno pensava che avresti potuto partecipare ad un concerto creando un tuo alter ego virtuale. Che poi creare il nostro alter ego virtuale è una novità, ma relativamente poiché scommetto che la maggior parte di voi ha giocato o gioca ancora a The sims. Sta di fatto che il 24 Aprile all’1 di notte il rapper Travis Scott si è esibito presso le Sabbie Sudate, chi conosce il gioco infatti sa che questo luogo o come la chiamano loro è una città balneare, dove giocatori si ammazzano senza scrupoli l’un l’altro. Su questa isola si è tenuto il concerto virtuale Astronomical dove a collegarsi sono state circa 12 milioni di persone nel gioco e un numero altrettanto maggiore in piattaforme di video streaming come Twitch, YouTube, Mixer etc etc. 

Un evento, definito da molti epico, il concerto si è svolto tra sparatorie e gente che si uccideva a destra a manca, perché non dimentichiamoci che lo scopo del gioco non è assolutamente sfornare pane e dolci deliziosi, ma appunto disintegrarsi a vicenda. 

I giocatori che hanno preso parte a questa esperienza la definiscono come un’esperienza surreale e incredibile e come ha scritto Andrew Webster su The Verge, per quanto elaborata e strepitosa sia, un’esperienza live «non ti lascerà fluttuare nell’aria mentre un rapper-Godzilla cammina nell’oceano». Fortnite, è riuscita a creare un evento in altro mondo, un mondo surreale e inisistente. 

Sta di fatto che ci piaccia o meno, sarà questo forse il futuro degli eventi?

Volente o nolente dobbiamo immaginarci un mondo diverso, forse andare ad un concerto in un mondo apolitico diventerà la normalità. E quindi ci ritroveremo in mondi virtuali insieme ai nostri amici e persone sconosciute a condividere lo stesso spazio, ma uno spazio che non esiste. 

Il mondo dell’intrattenimento e degli eventi stava già da tempo cambiando, il Covid-19 ha dato la botta finale. Si puntava sempre di più ad una digitalizzazione, numerosi eventi venivano riprodotti in streaming o pensati per il web. Le sfilate ad esempio, da qualche anno venivano prodotte in streaming. Tu, come me, non essendo stato invitato alle sfilate, perché appartenente al mondo dei comuni mortali, potevi vederle tranquillamente da casa tua in qualsiasi parte del mondo ti trovassi. Contando che la maggior parte degli eventi sono stati annullati, adesso che tu abbia l’invito o meno devi stare a casa a vedere la sfilata o l’evento. 

Le fashion week sono fondamentali e necessarie per il sistema moda, “raccontano” il lavoro di anni e mesi di ricerca. Se a voi sembra siano una pura esibizione di abiti che sfilano lì a caso e gente famosa, vi sbagliate di grosso, dietro c’è un lavoro certosino e di ricerca assurdo.

In questa situazione di emergenza bisogna ricorre ai ripari e cercare modi di sfilare alternativi, è l’unico modo è rintanarsi nel mondo digitale. 

Ci sono state infatti numerose iniziative da parte di numerosi brand: il brand indie barcellonese Paloma Wool ha organizzato una sfilata virtuale casalinga con sottofondo una musica Lo-fi (spiegheremo in seguito questa nuova tendenza che inonda l’internet), Paloma Wool Virtual Runway è il nome del video di tre minuti che vede coinvolti artisti, musicisti, ballerini e modelle e consumatori da tutto il mondo. La stessa designer afferma che coinvolgere la sua comunity è stato un modo per riconnettersi con essa, poiché uno dei punti di forza di questo giovane brand è la sua comunity. L’idea di uno show virtuale non è nuova, ma l’idea geniale è quella di creare uno show virtuale “naturale”, che coinvolgesse appunto persone normali. Milioni di dollari spesi in marketing, influencer e testimonal non varranno mai come una campagna creata dagli stessi consumatori. 

Diverso il caso di Chanel, che ha speso milioni di euro per la presentazione della nuova collezione Cruise 2020/21. Questa prende il nome di “Balade en Mèditerranèe’, doveva essere una mega collezione che il famoso brand presentava a Capri, cancellata sappiamo tutti perché. La casa di moda avendo dovuto affrontare il doloroso lutto di Karl, pace all’anima sua, non poteva di certo farsi rovinare la prima uscita della cruise con la nuova stilista. Non potendo quindi recarsi nella nostra bellissima Capri, sapete che hanno fatto? L’hanno riprodotta nell’atelier di Rue de Cambon a Parigi. Che poi ci avranno speso milioni di euro ma li vale tutti. È fatta benissimo, cioè sembra davvero ambienta a Capri.

Molto popolari, sopratutto in questo periodo di lockdown, sono diventate le applicazioni di gamimg, dove la gente si rifugiava perché il mondo fuori non era molto bello da vivere. Sembra infatti di vivere nel film Jumanji. Ad ogni modo in queste applicazioni l’utente viene proiettato in un modo parallelo, dove è possibile crearsi un alter ego di se stessi e iniziare a giocare. Ne esistono tantissimi; però uno dei più gettonati è Animal Crossing, dove in occasione del lockdown è stata organizzata una sfilata che ha preso il nome Reference Festival, una sfilata di moda con sede a Berlino, che ha scelto proprio questo gioco per ricreare il suo primo show virtuale con avatar vestiti con abiti ispirati alle recenti collezioni di Prada, Bottega Veneta, Valentino etc. 

Lo show finale ha preso forma in un video di tre minuti con le prestigiose musiche di Michel Gaubert. Lo stesso infatti ha affermato che la musica che lo stesso ha creato doveva in qualche modo esprimere lo spirito di divertimento e parodia del gioco, poiché Animal Crossing è un’imitazione della vita che ha connesso milioni di persone in quei giorni per diverse ragioni. 

E parlando di gaming anche Gucci si è buttato in questo nuovo mondo, ha annunciato infatti la sua collaborazione con Tennis Clash, un videogioco dove appunto gli outfit sono ispirati ai modelli iconici della maison. 

Il gaming è diventato un aspetto di comunità, che sta alla base della comunicazione contemporanea. Questo rappresenta un divertente via di fuga dal mondo. Puoi vivere la tua vita o un’altra vita in un gioco restando a casa e puoi anche indossare abiti che magari normalmente non puoi avere, cioè cosa vuoi di più? Non è forse il paradiso? 

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